Questo spazio sarà riservato a notizie e curiosità riguardanti  grandi matematici i cui nomi, bene o male , sono entrati nella nostra memoria, ma forse in alcuni casi non non è rimasto nuilla al di fuori del nome …….
 
Cominciamo da FERMAT , Pierre de Fermat,  (1601/1665) di cui si sta parlando ultimamente per il suo "ultimo teorema" che da quattro secoli  assilla matematici  e ricercatori e che  finora sembrava ancora  irrisolto, o almeno risolto  con lunghe dimostrazioni,   sembra inveceche ora  sia stato dimostrato  in tre righe da un matematico russo, Alexandre Ilin…..
Fermat era senz’altro considerato un personaggio atipico, infatti di mestiere faceva l’ avvocato, precisamente l’ ufficiale giudiziario, ma la sua passione era la matematica (prima anomalia);  era francese , ma non era mai stato a Parigi (seconda anomalia); ha dimostrato in tutta la sua vita un genio eccezionale in matematica, ciononostante non ha mai pubblicato alcun opera matematica (terza anomalia), scriveva solo manoscritti che passavano di mano in mano tra le persone a lui più fedeli. I suoi contributi vanno dal calcolo infinitesimale alla teoria dei numeri, dalle variazioni al calcolo combinatorio, al calcolo delle probabilità . Ma il nome di Fermat è legato al più famoso enigma nella storia della matematica "la congettura di Fermat" o "ultimo teorema di Fermat" di cui solo recentemente, sembra si sia giunti all risoluzione  .
 
 
 "E’ possibile spezzare un cubo in due cubi oppure una quarta potenza nella somma di due numeri che siano entrambi quarte potenze? Ad esempio, 27, il cubo di 3, può essere diviso nella somma di due cubi? E’ possibile trovare terne di numeri interi che soddisfino alla relazione x^3 + y^3 = z^3 e, in generale x^n + y^n = z^n "

Fermat affermò che la scomposizione non è possibile né con i cubi né con qualsiasi altro numero di potenza superiore al due. Ma la sua dimostrazione non venne mai trovata e non si è neppure sicuri che fosse realmente arrivato a scoprirla. Così molti matematici da allora si impegnarono nel cercare di dimostrare quello che poi venne battezzato l’ "Ultimo teorema di Fermat", o meglio, la "congettura".

 Fra le carte del matematico francese venne trovata la dimostrazione dell’impossibilità di soluzioni intere di  x^n + y^n = z^n per n = 4  e, nel Settecento, Eulero, il celebre matematico svizzero, dimostrò l’impossibilità di soluzioni intere per n = 3. Nell’Ottocento altri matematici, come Legendre e Lejeune – Dirichlet, dimostrarono autonomamente il caso n = 5. Ma la soluzione generale del problema sembrava impossibile. Con l’avvento del computer si iniziò a calcolare pedestremente le terne per valori sempre più alti di n. Negli anni Ottanta del secolo scorso si arrivò a verificare tutti i valori di n fino a 25.000 e in tempi ancora più vicini ai nostri fino a n uguale a 4 milioni. Ma la verifica al computer era inutile, senza una dimostrazione generale non si poteva essere sicuri che il teorema fosse valido per un qualsiasi n.

Il fascino per il problema posto da Fermat è rimasto inalterato. Tanto che all’inizio del Novecento, un ricco industriale tedesco, Paul Wolfskehl, superò un momento di depressione che lo aveva portato a due passi dal suicidio tuffandosi a capofitto nello studio teorema. Anche se non riuscì nella sua impresa matematica, l’industriale restò grato a Fermat e al teorema che gli aveva salvato la vita e decise di istituire un premio per chi fosse riuscito a trovare la dimostrazione.

Il premio venne annunciato nel 1908 e soltanto in quell’anno vennero presentate ben 621 domande di partecipazione. Nel 1995, finalmente il premio è stato ufficialmente consegnato ad Andrew Wiles, il matematico inglese riuscito nella storica impresa.

Egli scoprì questo teorema quando aveva soltanto dieci anni, leggendo un libro preso in prestito alla biblioteca; dopo anni di studio e molti tentativi di dimostrazione, nel 1986, quando era già docente alla Princeton University, Wiles capì di essere sulla strada giusta. Decise allora di abbandonare ogni lavoro che non fosse collegato al Teorema e per sette anni visse come un recluso, senza far parola ad alcuno della sua ricerca. Alla fine, convinto di aver trovato la soluzione, nel 1993, decise di renderla pubblica. Televisioni e giornali lo presentarono come "il più grande matematico del secolo", il genio che aveva vinto la grande sfida.
 

 L’Accademia delle Scienze di Gottinga, responsabile del premio e del controllo delle dimostrazioni, dopo due anni di attente e minuziose verifiche del risultato raggiunto da Wiles ha sciolto ogni riserva, decretando la validità della sua dimostrazione. Ora bisognerà vedere come l’Accademia valuterà l’annuncio del matematico russo Ilin.


 

La dimostrazione della congettura di Fermat usa strumenti molto sofisticati della matematica moderna (curve ellittiche, forme modulari, teoria delle rappresentazioni di Galois, anelli di Gorenstein, ecc, ecc…)
La dimostrazione della congettura di Fermat non ha alcuna applicazione pratica immediata (dal quel giorno non è nato, tanto per dire, nessun nuovo computer ultra-potente).

Però il lavoro svolto negli ultimi tre secoli per risolvere questo problema ha permesso lo sviluppo di intere branche della matematica i cui frutti si sono già visti e si vedranno, sempre di più, nei prossimi anni. Ed è per questo che la congettura di Fermat era un problema "centrale" della matematica: non importa tanto il risultato, ma piuttosto i metodi per arrivarci. Era chiaro da tempo che solo la creazione di metodi completamente nuovi avrebbe permesso di raggiungere la soluzione ed era anche chiaro che chi sarebbe riuscito a risolvere la congettura di Fermat, avrebbe risolto, con gli stessi strumenti, una miriade di altri problemi (ed è proprio successo così). FINE

 

Galois Evariste (1811-1832)

Nato a Bourg-la-Reine, Galois studia al collegio Louis-le Grand di Parigi e si propone di entrare all’Ecole Polytechnique. Nel 1829 fallisce l’esame di ammissione e viene infine ammesso all’Ecole Normale Supérieure. Già nel 1830 viene allontanato per le sue idee repubblicane; si getta allora nei movimenti politici e per questa sua attività viene anche imprigionato. Galois muore per le ferite riportate in un duello di cui non si conoscono con esattezza le circostanze.FINE
 

Bernstein Félix (1878-1956)

Nato a Halle, è qui allievo di Cantor, e poi di Hilbert e Klein a Gottinga, dove diviene docente di statistica matematica nel 1911, fino a quando il regime nazista lo priva della cattedra nel 1934; in seguito insegna in varie università americane. La sua opera riguarda la teoria degli insiemi e la genetica matematica.. FINE
 
Renato Caccioppoli
Era nato a Napoli il 20 gennaio 1904 da Giuseppe Caccioppoli e Sofia Bakunin (figlia dell’anarchico russo Michele Bakunin); vi è morto, suicida, l’8 maggio 1959.
Si laureò a Napoli nel 1926 e subito dopo divenne assistente di Mauro Picone, di cui fu uno dei primi e più valenti allievi. Libero docente nel ’28, nel 1930 divenne, per concorso, professore di Analisi algebrica all’Università di Padova da dove, nel 1934, fu chiamato a Napoli, ove rimase sino alla tragica fine.

E’ sicuramente uno dei matematici italiani più importanti della prima metà del Novecento e uno dei più rappresentativi di quella generazione formatasi tra le due guerre mondiali. Profondo, originale, ha lasciato un’ottantina di lavori di grande importanza . La sua produzione scientifica riguarda prevalentemente l’Analisi funzionale (il "teorema di Banach-Caccioppoli"), la teoria geometrica della misura, le funzioni a variazione limitata, le equazioni differenziali e integrali, il Calcolo delle variazioni, la teoria dell’integrazione, ecc. Aveva molto interesse anche per la musica, le questioni sociali, e una grande dirittura morale nascosta sotto una maschera d’ironia e nonchalance. Negli ultimi anni, dispiaceri familiari e i primi segni di decadenza fisica avevano accentuato certi suoi comportamenti, sì che la notizia del suicidio non sorprese troppo quelli che lo conoscevano più da vicino.

 
Di Renato Caccioppoli riportiamo alcune righe di A. Guerraggio, tratte dal volume "La matematica italiana tra le due guerre mondiali "(ed. Marcos y Marcos, 1998).
"Caccioppoli deve la sua popolarità (che lo accompagnava anche in vita) al personaggio, a quel misto di genio e sregolatezza che ne ha fatto il protagonista di libri, di interviste che rievocano lui e la Napoli a cavallo della guerra, e persino di un bel film di Mario Martone. Così viene tramandata la leggenda del "vestivamo alla Caccioppoli" del logoro trench bianco, sporco, portato in giro per le strade di Napoli con sempre maggior sciatteria, del matematico geniale e insuperabile che si perde nell’alcool, dell’intellettuale colto e raffinato, intransigente e spietato avversario dell’ignoranza e delle banalità, che affida le sue lunghe notti a compagnie non sempre raccomandabili, del borghese illuminato, "comunista" da sempre che si vede abbandonato dalla moglie che gli preferisce l’importante dirigente del partito.
"

Una sua frase: Per tre cose vale la pena di vivere: la matematica, la musica e l’amore.FINE